USA: prepararsi all’elezione di una presidenza democratica

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Elizabeth Warren. Foto Phil Roeder from Des Moines, IA, USA, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=83270623
Elizabeth Warren. Foto Phil Roeder from Des Moines, IA, USA, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=83270623
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Recenti sondaggi segnalano come alcuni principali candidati alla presidenza democratica degli Stati Uniti abbiano un sostanziale vantaggio rispetto al presidente Donald Trump alle elezioni del novembre 2020. La media dei sondaggi di ottobre ha dato a Biden un vantaggio del 10%, Sanders dell’8% e Warren del 7% su Trump. Nonostante queste probabilità, Trump ha ancora molte possibilità di essere eletto per un secondo mandato presidenziale.
 
Analisi di Manfred Gerstenfeld
 
Tuttavia Israele deve anche prepararsi all’arrivo di una presidenza democratica. I principali candidate, per ora, si differenziano per quanto riguarda gli interessi di Israele. Biden è un democratico tradizionale, quindi ragionevole. Recentemente ha definite ‘scandaloso’ il suggerimento di Sanders di tagliare gli aiuti militari a Israele. Una presidenza Warren è problematica. Uno del suo staff, Max Berger, ebreo, ma anti-israeliano, ha svolto un ruolo importante nella sua campagna elettorale. Ha twittato nel 2013: „Sarei totalmente amico di Hamas“. La senatrice Warren è una attiva sostenitrice della fallita „soluzione“ dei due stati del conflitto israelo-palestinese. Se eletta, si può solo sperare che questa rimanga una dichiarazione senza alcun impatto concreto. Altrimenti sarà un ritorno alle posizioni sbagliate di Barack Obama. Senza la forte resistenza di Israele ci saremmo trovati uno Stato terrorista al confine con Israele. Sanders è invece da considerarsi il maggior pericolo per Israele, anche se dichiara di essere al 100% pro-Israele, aggiungendo che ha tutto il diritto di esistere in pace e sicurezza e di non essere sottoposto ad attacchi terroristici. Tuttavia, molte altre sue dichiarazioni affermano il contrario. Per esempio che gli Stati Uniti devono essere più equilibrati nell’approccio al conflitto israelo-palestinese. In altre parole: gli Stati Uniti dovrebbero essere più favorevoli a coloro che controllano il potere nelle due entità palestinesi: Gaza, governata dal partito di Hamas che promuove il genocidio che ha guadagnato la maggioranza nelle finora uniche elezioni palestinesi – quelle del 2006 – e la Cisgiordania governata dal Fatah, anch’esso terrorista. Il che significa indebolire la democrazia israeliana rafforzando i sostenitori del terrorismo palestinese. Altre posizioni di Sanders indicano che Israele non può fidarsi di lui. Il danno che può causare alle relazioni con gli Stati Uniti è enorme Israele non può e non deve interferire direttamente nelle elezioni statunitensi, ma sarebbe un grande errore rimanere in silenzio, astenersi da qualsiasi azione e sperare per il meglio. Dovrebbe essere fatta una valutazione approfondita di quanto finora non ha funzionato riguardo agli Stati Uniti e che cosa si può ancora fare per migliorare la situazione. Questo ci porta a due importanti problemi interconnessi. Il primo è che il governo israeliano non ha capito la necessità di dire agli ebrei americani in modo esplicito e continuo la dura verità sull’estrema criminalità palestinese e sui suoi rifiuti di generose offerte di pace israeliane. I Danni causati da JStreet e altre organizzazioni ebraiche ancora più a sinistra e masochiste sono irreparabili. Ma rimane un vasto settore ebraico americano che la pensa diversamente.
 
 
 
Contrariamente a egiziani, libici e tunisini durante la primavera araba,il popolo palestinese non è sceso in strada per protestare contro le politiche dei propri leader. I primi ministri Barak e Olmert hanno offerto in moment diversi ai palestinesi generosi accordi di pace. Arafat e Abbas hanno rispettivamente rifiutato queste offerte. Per quanto riguarda la proposta Olmert, persino Erekat, consigliere di Abbas, aveva raccomandato di accettarla. Il secondo errore del governo di Israele è l’aver trascurato l’istituzione di un organo attraverso il quale poter sistematicamente raggiungere le molte organizzazioni filo-israeliane negli Stati Uniti. Questo avrebbe dovuto essere uno dei tanti compiti dell’agenzia anti-propaganda israeliana, tuttora inesistente. Sul conflitto in Medio Oriente non dovrebbero esserci prese di posizione da parte dei nemici di Israele nelle domande poste ai candidati presidenziali democratici degli Stati Uniti. Ci sono ancora abbastanza ebrei coraggiosi e altri amici di Israele negli Stati Uniti per porre a Sanders una prima serie di domande pertinenti. Per citarne alcune: “Hai chiamato razzista il governo israeliano. Come mai non hai definito Abbas un razzista, dato che ha affermato „In una risoluzione finale, non vedremo la presenza di un singolo israeliano – civile o soldato – sulle nostre terre“ e“ Hai parlato di „rispetto e dignità che i palestinesi meritano“ senza condannare tutti i loro atti terroristici. Puoi spiegare quale dignità meritano coloro che hanno votato a larga maggioranza per i promotori del terrorismo genocida glorificando assassini terroristi? “ Ancora:“ Ti sei fatto fotografare con un cartello con la scritta „Ebrei contro l’occupazione“, sei disposto a fare altrettanto con un cartello con su scritto „Ebrei contro la leadership mondiale terroristica del mondo musulmano?“ Come è noto, per quanto tragico e terribile, l’11 settembre è stato solo una piccola parte del terrorismo musulmano „. Quando sapremo come Sanders cercherà di evitare queste e altre domande simili, esperti attivisti pro-Israele e altri bene informati saranno in grado di preparare una seconda serie di domande più difficili per Sanders, un arci ipocrita e falso moralista.
 
Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs. Prima pubblicazione in italiano a cura di Informazione Corretta. Traduzione di Angelo Pezzana.

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