Foto Rahim Khatib/ Flash90/Paltimes
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Nella grande battaglia contro l’antisemitismo, ebrei e amici non ebrei devono chiedersi in quale modo possono contribuire. L’inizio del nuovo anno ebraico è una buona occasione per elencare le priorità di coloro che sono disposti a partecipare a queste iniziative. Come dovrebbe intervenire il governo israeliano, i cittadini, i leader ebrei e in generale chi vive all’estero, per migliorare la situazione?

Analisi di Manfred Gerstenfeld

L’esempio principale deve venire da Israele, che ha molte più possibilità di agire rispetto alle grandi organizzazioni ebraiche nel mondo. Purtroppo il governo israeliano ha in gran parte fallito nell’analizzare, monitorare e affrontare sistematicamente sia l’antisemitismo classico sia l’antisraelismo. La Knesset ha ugualmente perso l’opportunità di chiedere al governo di costituire un’entità anti-propaganda. Ora c’è una nuova Knesset. Ogni isrealiano dovrebbe chiedere al partito per cui vota e quindi ai membri della Knesset: “Che cosa ha fatto il tuo partito o tu stesso per convincere il governo a creare una tale organizzazione, anche se oggi è comunque molto tardi? Abbiamo un esercito per combattere nemici e terroristi. Abbiamo servizi di intelligence per fornire informazioni sui nostri nemici e un efficiente controspionaggio. Israele investe poi un grande numero di risorse in cyber-defence e sicurezza. Perché non abbiamo un’agenzia anti-propaganda? ”È davvero sbalorditivo che nessuno ci abbia pensato almeno negli ultimi due decenni.

Una seconda priorità è quella che attiene ai leader israeliani e agli ebrei in genere. Dovrebbero incoraggiare i leader non ebrei e i personaggi di alto profilo ad ammettere pubblicamente che l’antisemitismo è parte integrante della cultura occidentale e far capire come l’antisemitismo si intreccia con la cultura occidentale, un odio che si manifesta da secoli quasi continuamente. Finora solo pochi studiosi e scrittori non ebrei hanno sottolineato questo evidente aspetto: l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, capo della Chiesa anglicana, è uno dei non ebrei eccezionalmente rari che hanno ammesso questa verità, anche per chiarire che non implica affatto che la maggior parte dei cittadini occidentali siano antisemiti. Senza questo intreccio con la cultura occidentale, la Shoah non sarebbe stata possibile.

Accusare Israele, da parte delle Nazioni Unite, con il supporto di molti paesi occidentali, è solo uno dei tanti esempi di antisemitismo contemporaneo, che trova sostenitori in molti nuovi movimenti ideologici e nelle tendenze intellettuali occidentali, direttamente o attraverso l’abuso dell’uso della Shoah. Avviene nel campo dei diritti umani, femminismo, nel post colonialismo, nell’intersezionalità, veganismo, organizzazioni per i diritti degli animali, raggruppamenti anti-nucleari e movimenti per i diritti dei bambini. Il riconoscimento dell’intreccio dell’antisemitismo con la cultura occidentale offre una immagine molto più ampia sulla realtà di questo odio secolare. Anche le singole persone possono svolgere un ruolo importante. Educare se stessi su come rispondere ai critici abituali di Israele, senza mai fare riferimento agli estremi aspetti criminali della leadership palestinese, cui fa seguito la mancanza di una significativa opposizione da parte della società palestinese. Secondo la principale definizione di antisemitismo, quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), Israele è l’unico paese democratico che viene incolpato di azioni che –se commesse da altri paesi – non verrebbero sanzionate. E’antisemitismo attaccare Israele ignorando gli enormi crimini in alcune parti del mondo musulmano, ad esempio le minacce genocide dell’Iran o le organizzazioni terroristiche.

Un obiettivo prioritario per gli ebrei è la battaglia contro i masochisti ebrei all’estero e in Israele. Esiste una lunga tradizione masochista ebraica che risale a migliaia di anni fa. Il masochismo ebraico si è manifestato in molti modi nel corso dei secoli. Un’importante versione contemporanea è la critica di Israele come se dovesse essere lo stato più perfetto del mondo. Questi masochisti non criticano i nemici di Israele, o,se lo fanno, usano toni comprensivi. Sembrano godere – o almeno trarre soddisfazione- quando descrivono carenze reali o immaginarie di Israele. Un altro esempio di masochismo si è verificato quest’anno quando 240 accademici ebrei, israeliani e stranieri, hanno firmato una lettera al governo tedesco per respingere la mozione parlamentare che equiparava il BDS all’antisemitismo. La Germania è il paese che ha commesso il più grande crimine genocida contro gli ebrei. Nelle ultime generazioni, affrontare quel periodo, comporta ancora aspetti irrisolti. Questi ebrei masochisti si scontrano contro la limitazione della libertà di parola in un paese in cui i neonazisti marciano per le strade della città di Dortmund invocando la distruzione di Israele.

Negli Stati Uniti una battaglia speciale riguarda tutti gli ebrei che intendono votare per Bernie Sanders nelle primarie democratiche; ha definito „razzista“ il governo di Netanyahu, ma è rimasto in silenzio sulle affermazioni razziste di Mohammed Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, che ha detto che non ci sarà posto per un solo israeliano in una libera Palestina. Sanders ha anche affermato che i palestinesi meritano di essere trattati con „dignità e rispetto“. Ai suoi sostenitori dovrebbe essere chiesto di spiegare la dignità di un popolo che non si oppone alla loro leadership che paga gli assassini per uccidere civili israeliani. Bisognerebbe anche chiedere ai sostenitori di Sanders se desiderano trattare con dignità coloro che lodano gli assassini dell’11 settembre o quei musulmani che stanno dalla parte dell’ISIS. Se l’antisemitismo non può essere eliminato, può essere contenuto, anche se è stato libero di diffondersi per troppo tempo nelle società occidentali e musulmane. Coloro che pensavano che la Shoah avesse insegnato a tutta l’umanità una lezione si sbagliavano.

C’è chi ha imparato, purtroppo molti no. Far ammettere che l’antisemitismo si intreccia con la cultura occidentale è un passo importante, ma occorrono delle strutture per combatterlo. Confrontarsi con gli antisemiti gli impedirà di partecipare gratuitamente a un pranzo antisemita, rovescerà i tavoli su cui mangiano, impareranno a essere più cauti.

Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs. Prima pubblicazione in italiano a cura di Informazione Corretta. Traduzione di Angelo Pezzana.

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